giovedì 13 febbraio 2014

L'apparato Umano

Da diverso tempo sentivo parlare della candidatura dell'ultimo film di Sorrentino La Grande Bellezza alla Partecipazione come Film Italiano a Cannes 20013. Considerato che sono un ammiratore sia di Sorrentino che di Servillo mi ero proposto di vedere il Film in DVD che non è la stessa cosa della sala. Poi ho scoperto che ha vinto il Golden Globe per la migliore regia, la migliore fotografia e la migliore colonna sonora ed ho rotto ogni indugio. Ho visto in diversi films la grande interpretazione di Servillo, dei suoi personaggi, dal Divo all'uomo politico di W la liberta, all'afiliato alla cosca nelle conseguenze dell'amore. Così ieri sera colto da un momento di disgusto per la monotonia dei soliti dibattiti politici ormai giunti ad un livello di inconsistenza che chiamarli dibattiti politici sarebbe un eufemismo, ho deciso di vedermi su appunto, il capolavoro del maestro. Il racconto di un'uomo Job Gabardella di professione scrittore ( ha scritto un solo libro nella vita appunto l'apparato umano ) e giornalista, che vive la mondanità Romana in quanto egli stesso si definisce Rè della mondanità che ambisce al potere di rovinare le feste. Oltre a Sorrentino altri attori interpreti sono Carlo Verdone e Sabrina Ferilli oltre altri bravissimi attori. Un film in cui la fotografia di promo acchito domina sulla narrazione, s-composta da una serie di monologhi spesso tra loro in contrapposizione esattamente come le scene ricercate e perfette a volte surreali nella loro perfezione. Inizialmente il film appare la semplice addizione di una serie di flash che tracciano la storia recente di Un'Italia contemporanea, neo barocca, dove una parte della popolazione aristocratica entra in competizione con se stessa e con un'italia più popolare, manifestando il proprio status, nella presenza ed organizzazione di feste e festini dove si mischia lusso arte decadenza, nella ricerca eterna di una bellezza che è sempre più apparenza e menifestazione dell'apparire in un'italia sempre più ante litteram. La scenografia cita con gusto il cinema neorealista felliniano, dove il contrasto viene utilizzato con grande maestria per risaltarne le peculiarità. Alcune frasi mi sono rimaste più di altre in mente. Durante una festa mondana sul terrazzo di jobe Gabardella dove lo stesso asserisce" Mi piaciono questi trenini perchè non vanno da nessuna parte ". Interessante il monologo del personaggio interpretato da verdono, sulla mancanza di un futuro e sulla nostalgia del passato " la parte che riguarda l'Impegno civile e politico dell'alta Borghesia Italica ed Il rapporto con il clero. La parte che riguarda l'arrivo della santa " Suor Maria " che penso riprenda il rapporto di Suor Maria di Calcutta con la povertà con due dialoghi essenziali per la comprensione del film....la povertà non si racconta la si vive......e Mangio radici perchè le radici sono importanti nella vita. Memorabile anche il rapporto tra la semplicita di due persone semplici ed anonime nella loro semplicità e la continua necessità di apparire essere ed esserci del protagonista. Bellissima la narrazzione Da Vedere

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