venerdì 8 agosto 2014

Sempre sulla Biennale architettura 2014 -Fundamentals

Ho trovato molto interessante il padiglione ungherese pervhe ha scelto di non seguire il tema proposto dal curatore ma di interpretarlo riconducendo la ricerca ad una pratica che nel bacino dei carpazi si sta notevolmente diffondento e che in Italia risulta ancora in fase di sperimentazione episodica da parte delle università e di amministrazione pyubbliche particolarmente illuminate. In Ungheria la sistemazione dell'individuo all'interno del gruppo è un'elemento fondamentale dell'educazione degli architetti e dei paesaggisti. Se l'opera viene realizzata in un paese , spesso vi aderiscono anche le persone che useranno l'edificio . gli studenti partecipano alla costruzione in comunità ottenendo in questo modo delle esperienze complesse <; non si tratta solo dell'opportuunità, di aricchire il sapere ma anche di vivere l'esperienza della sacralità del costruire . La mostra da tale opportunità anche ad i visitatori sollecitandoli a partecipare al processo della costruzione . L'installazione sitUATA AL CENTRO DEL PADIGLIONE UNGHERESE PRENDE LA sua forma definitiva non all'apertura della mostra, ma alla sua chiusura, proprioperchè il processo della costruzione si svolgerà per tutto il periodo , l'intenzione della mostra è di presentare il processo in itinere


Le fondament-a"ls" venezia in Biennale

Nel fine settimana 1-2-3- cogliendo il bel tempo ho deciso di visitare la Biennale di Venezia di Architettura che con gran "audacia" l'archistar Rem Khoolaas che si definisce l'anti archistar con l'incarico di dirigere la mostra sintetizza il suo lavoro con il nome dato alla biennale 2014 "Fondamentals". La prima cosa che ho notato uscendo dalla stazione un mega yot che pareva più un nautilis blindato dal design retrò dark hemo postmodern.
Proseguendo col vaporetto libea S1 per ragiungere il mio convitto al castello incontro il primo eco mostro marino (ma non havevano approvato una legge per non fare entrare le navi da crociera in Venezia ) che risalendo dall'adriatico entrava nel canale della Giudecca con tutta la sua imponenza e con il suo carico di turisti palmitanti di visitare la città.

A tal proposito a villa necchi a Milano vi è una esposizione di frotografie sui mostri a venezia di cui ne riporto alcune.




lunedì 7 luglio 2014

Il giardino della memoria operaia - il giardino dei sensi

Credo che l'esperienza di pensare ed elaborare un processo di rifunzionalizzazione partendo da un'area dismessa e degradata per trasformarla in un'area pubblica dedicata alle attività di crescita dei bambini sia un'esperienza importante per ogni cittadino che può tornare a vedere gli spazi le misure dei luoghi e del tempo con gli occhi curiosi di un bambino.
Interessante notare come la demolizione dei volumi preesistenti e del munto di recinzione abbiano aperto nuove prospettive ed un nuovo rapporto tra i volumi tra i pieni e vuori, il vuoto così creato si concretizza come Terreno comune di relazione sociale, costituendo un vero e proprio spazio di aggregazione riempito di connessioni a testimonianza di un brano di città che ci racconta una società in trasformazione.
Lo spazio trasformato, diventa cerniera tra isolati residenziali e fabbricati industriali dismessi, intervallati da percorsi viabilistici apparentemente privi di identità ma con infinite soluzioni progettuali e di ricerca urbanistica con una incisione discreta ed importante quale il canale villoresi che andrebbe valorizzato nella sua dimensione paesaggistica e di arteria ecologica urbana.

Uno dei corpi di fabbrica delle OMB officine maccjine Brianzole risalenti ai primi del 900. Dalle mappe presenti all'archivio storico si è potuti risalire alla conformazione dell' intero complesso. IL coprpo di fabbrica demolito era presente gia nei primi accatastamenti. Si trattava di un fabbricato ampio a pianta libera, con copertura in metallo a capriata e pilastri in ghisa. I Pilastri sono stati conservati dopo la demolizione nel capannone attiguo

Un dettaglio del fabbricato demolito, il pavimento era in legno con doghe tassellate ed inchiodate


Una vista dall'esterno con il corpo di fabbrica demolito sullo sfondo il corpo degli anni 50 destinato nel progetto del 2010 a garage per i mezzi della Polizia Locale

l'area ex singer dopo la demolizione, l'idea era di ricollocare i pilastrini del capannone demolito ( simbolicamente rappresentativi della preesistenza operaia ) e di usarli come perimetrazione di una' area per rappresentazioni valorizzate dalla quinta del corpo di fabbrica sullo sfondo
una prima ipotesi visivo percettiva sulla posibbile utilizzo dell'area giardino. L'ipotesi era allegata alla documentazione per la raccolta firme per l'apertura dell'area ed installazione di play groun


schema della dotazione di verde punnlico attrezzato afferente i centri scolastici del quartiere. Nello schema sono indicate le scuole con un significativo standar di spazio aperto verde
Il punto di vista di un bambino che vuole fare esperienze e muoversi in un fiume in piena ma con argini ben solidi. L'idea nasceva semplicemente dall'esigenza di uno spazio per creare divertimento e conoscenza in sicurezza all'interno di uno spazio gioco sostenibile.
Il giardino inizialmente era pensato como luogo di socializzazione  aggregazione integrazione e coesione sociale tra adulti ma soprattutto tra bambini che condividono esperienze di crescita e sviluppo sensoriali, mentre i genitori scambiano idee e pareri ed i nonni si rilassano ricordando attraverso elementi architettonici di archeologia industriale un luogo che era luogo della produzione manifatturiera. Del resto il giardino vuole mantenere tale identità con la differenza che col giardino si producono relazioni di comunità e nuove sensazioni percettive sensoriali. La psicomotricità diventa elemento fondamentale per la progettazione di uno spazio aperto destinato all'infanzia ed alla adolescenza.
Per progettare un giardino bisogna diventare bambini nel fisico e nell'animo e condividere con loro la sensazione di esse bambini per farsi raccontare il loro giardino ideale. Il bambino se preadolescente ha bisogno di toccare, assaggiare, difficile da tenere fermo. Non dobbiamo dimeticarci della fantasia di un bambino che ad un certo punto potrebbe dire "ho sentito un rumore cosa sarà? magari un serpente velenoso ed un boa

lunedì 23 giugno 2014

Metamorfosi territoriali - Psicologia del cambiamento critico

Un'autentica rivoluzione di cui troppo poco si parla. Una rivoluzione culturale, urbanistica, architettonica. Una rivoluzione che ti fa cambiare, come tutte le rivoluzioni, la percezione che hai del tuo stesso intorno, dell'organizzazione della tua vita, del layout dei tuoi spostamenti e del rapporto del paese che ti ospita. In realtà non una rivoluzione, una riforma. Fatta da altri paesi prima di noi anche se, come vedremo, con caratteristiche diverse e meno orientate all'architettura ed al paesaggio. Ma una riforma vera, in un Parse in cui le riforme non si riescono a fare, è una rivoluzione. E una rivoluzione sono state l'arrivo delle ferrovie veloci nel nostro paese. Prima tra roma e firenze treanni fà, ( la prima ferrovia veloce negli anni 70 d'Europa, quando l'italia era ancora un posta che poteva paragonarsi alle altre nazioni Europee) Poi tra la capitale e napoli ed ancora Salerno. Un nuovo buco arditissimo nell'appennino, per impiegare tra Firenze e Bologna, meno di quanto si impiega per andare da un quartiere all'altro di Firenze o di Bologna stessa. E poi una fino a Milano e naturalmente Milano Torino,a rinverdire la progettualità interegionale del MITO, che ha le potenzialità ( rimaniamo sempre alle potenzialità tanto per non confonderci) di essere l'area urbana più influente del continente o giù di lì.
Ti cambia come ti senti il tuo paese addosso. Vai per lavoro a Milano in giornata, vai a trovare un'amico a napoli in una mattinata, se lavori a Torino puoi vivere a Milano, se lavori a Milano puoi vivere a Torino. Lo fanno decine di migliaia di persone che prima non potevano farlo, Cose che disegnano il territorio e cambiano la vita degli individui,  e delle famiglie: In un paese dove non cambia nulla e le dinamiche sono ferme a quarantanni fà tutto questo vale il doppio.
Ma vale il triplo se pensi alla visione che ha avuto chi ha progettato questo network pensando di punteggiarlo di opere architettoniche affidate alle archistar internazionali. Una visione, sì. Una roba di quelle che se non fossero state pensate in Italia, sarebbero vendute sui magazzini patinati, di tutto il mondo.
Come i grandi progetti di trasformazione urbana, negli emirati Arabi, o in qualche ex repubblica sovietica. Ed invece tra ritardi scetticismi, nimby, e italitudine, se n'è parlato fin troppo poco. A Torino (Arep per la stazione di Porta Susa ), a Roma ( ABDR per la stazione Tiburtina ) e con progetti ancora da terminare o da iniziare, a Firenze (Norman Foster ) , a Napoli (Zaha Hadid ) a Bologna (Arata Isozaki ), il grande progetto ferroviario ha cambiato forma a intere porzioni di città come nessuno aveva avuto il coraggio di fare prima . A Reggio Emilia Santiago Calatrava ha modificato il paesaggio padano, realizzando un'opera che dovrebbe essere uno dei simboli dei brand dell' Italia che almeno ci prova.. E invece la stazione Mediopadana, capolavoro per certi versi , non la considera nessuno .
LO stimolo, alla cultura e alla creatività -di più: all'apertura mentale -che proviene dal poter disporre di un Paese infrastrutturato a dovere e dunque fruibile e percorribile non si calcola. Come non si calcola il beneficio esperienziale di aver posto ai nodi di questa rete delle grandi opere architettoniche , in aggiunta alle grandiose stazioni del passato ( Roma Termini, Milano Centrale, Genova Piazza Principe ).
I treni ad alta velocità sono stati l'unica cosa grande che l'italia è stata in grado di fare nell'arco della sua Seconda Repubblica . E l'ha realizzata al di là delle polemiche da bar, come andrebbero realizzate le cose in Italia: Ingegno e cultura, :Servono ora altre cose . Grandi in egual misura

giovedì 13 febbraio 2014

L'apparato Umano

Da diverso tempo sentivo parlare della candidatura dell'ultimo film di Sorrentino La Grande Bellezza alla Partecipazione come Film Italiano a Cannes 20013. Considerato che sono un ammiratore sia di Sorrentino che di Servillo mi ero proposto di vedere il Film in DVD che non è la stessa cosa della sala. Poi ho scoperto che ha vinto il Golden Globe per la migliore regia, la migliore fotografia e la migliore colonna sonora ed ho rotto ogni indugio. Ho visto in diversi films la grande interpretazione di Servillo, dei suoi personaggi, dal Divo all'uomo politico di W la liberta, all'afiliato alla cosca nelle conseguenze dell'amore. Così ieri sera colto da un momento di disgusto per la monotonia dei soliti dibattiti politici ormai giunti ad un livello di inconsistenza che chiamarli dibattiti politici sarebbe un eufemismo, ho deciso di vedermi su appunto, il capolavoro del maestro. Il racconto di un'uomo Job Gabardella di professione scrittore ( ha scritto un solo libro nella vita appunto l'apparato umano ) e giornalista, che vive la mondanità Romana in quanto egli stesso si definisce Rè della mondanità che ambisce al potere di rovinare le feste. Oltre a Sorrentino altri attori interpreti sono Carlo Verdone e Sabrina Ferilli oltre altri bravissimi attori. Un film in cui la fotografia di promo acchito domina sulla narrazione, s-composta da una serie di monologhi spesso tra loro in contrapposizione esattamente come le scene ricercate e perfette a volte surreali nella loro perfezione. Inizialmente il film appare la semplice addizione di una serie di flash che tracciano la storia recente di Un'Italia contemporanea, neo barocca, dove una parte della popolazione aristocratica entra in competizione con se stessa e con un'italia più popolare, manifestando il proprio status, nella presenza ed organizzazione di feste e festini dove si mischia lusso arte decadenza, nella ricerca eterna di una bellezza che è sempre più apparenza e menifestazione dell'apparire in un'italia sempre più ante litteram. La scenografia cita con gusto il cinema neorealista felliniano, dove il contrasto viene utilizzato con grande maestria per risaltarne le peculiarità. Alcune frasi mi sono rimaste più di altre in mente. Durante una festa mondana sul terrazzo di jobe Gabardella dove lo stesso asserisce" Mi piaciono questi trenini perchè non vanno da nessuna parte ". Interessante il monologo del personaggio interpretato da verdono, sulla mancanza di un futuro e sulla nostalgia del passato " la parte che riguarda l'Impegno civile e politico dell'alta Borghesia Italica ed Il rapporto con il clero. La parte che riguarda l'arrivo della santa " Suor Maria " che penso riprenda il rapporto di Suor Maria di Calcutta con la povertà con due dialoghi essenziali per la comprensione del film....la povertà non si racconta la si vive......e Mangio radici perchè le radici sono importanti nella vita. Memorabile anche il rapporto tra la semplicita di due persone semplici ed anonime nella loro semplicità e la continua necessità di apparire essere ed esserci del protagonista. Bellissima la narrazzione Da Vedere

mercoledì 6 novembre 2013

la passione per il vento




edifici a vela primi anni del politecnico prima durante dopo dubay. Convoglia il vento per trasformarlo in energia termica e raffrescare l'aria interna.

martedì 11 giugno 2013

OLIO SU TELA IL MONDO NUOVO DI TIEPOLO



Si tratta di un quadro con un'immaggine inusuale , contraria, le persone sono viste dal dietro mentre incuriosite cercano di capire quello che stà succedendo
o cosa si può osservare oltre quel luogo all'orizzonte
L'aspettativa di vedere qualcosa di particolrmente stimolante caratterizza l'aggregazione, e l'osservatore esterno diventa complementare al quadro,