lunedì 23 giugno 2014

Metamorfosi territoriali - Psicologia del cambiamento critico

Un'autentica rivoluzione di cui troppo poco si parla. Una rivoluzione culturale, urbanistica, architettonica. Una rivoluzione che ti fa cambiare, come tutte le rivoluzioni, la percezione che hai del tuo stesso intorno, dell'organizzazione della tua vita, del layout dei tuoi spostamenti e del rapporto del paese che ti ospita. In realtà non una rivoluzione, una riforma. Fatta da altri paesi prima di noi anche se, come vedremo, con caratteristiche diverse e meno orientate all'architettura ed al paesaggio. Ma una riforma vera, in un Parse in cui le riforme non si riescono a fare, è una rivoluzione. E una rivoluzione sono state l'arrivo delle ferrovie veloci nel nostro paese. Prima tra roma e firenze treanni fà, ( la prima ferrovia veloce negli anni 70 d'Europa, quando l'italia era ancora un posta che poteva paragonarsi alle altre nazioni Europee) Poi tra la capitale e napoli ed ancora Salerno. Un nuovo buco arditissimo nell'appennino, per impiegare tra Firenze e Bologna, meno di quanto si impiega per andare da un quartiere all'altro di Firenze o di Bologna stessa. E poi una fino a Milano e naturalmente Milano Torino,a rinverdire la progettualità interegionale del MITO, che ha le potenzialità ( rimaniamo sempre alle potenzialità tanto per non confonderci) di essere l'area urbana più influente del continente o giù di lì.
Ti cambia come ti senti il tuo paese addosso. Vai per lavoro a Milano in giornata, vai a trovare un'amico a napoli in una mattinata, se lavori a Torino puoi vivere a Milano, se lavori a Milano puoi vivere a Torino. Lo fanno decine di migliaia di persone che prima non potevano farlo, Cose che disegnano il territorio e cambiano la vita degli individui,  e delle famiglie: In un paese dove non cambia nulla e le dinamiche sono ferme a quarantanni fà tutto questo vale il doppio.
Ma vale il triplo se pensi alla visione che ha avuto chi ha progettato questo network pensando di punteggiarlo di opere architettoniche affidate alle archistar internazionali. Una visione, sì. Una roba di quelle che se non fossero state pensate in Italia, sarebbero vendute sui magazzini patinati, di tutto il mondo.
Come i grandi progetti di trasformazione urbana, negli emirati Arabi, o in qualche ex repubblica sovietica. Ed invece tra ritardi scetticismi, nimby, e italitudine, se n'è parlato fin troppo poco. A Torino (Arep per la stazione di Porta Susa ), a Roma ( ABDR per la stazione Tiburtina ) e con progetti ancora da terminare o da iniziare, a Firenze (Norman Foster ) , a Napoli (Zaha Hadid ) a Bologna (Arata Isozaki ), il grande progetto ferroviario ha cambiato forma a intere porzioni di città come nessuno aveva avuto il coraggio di fare prima . A Reggio Emilia Santiago Calatrava ha modificato il paesaggio padano, realizzando un'opera che dovrebbe essere uno dei simboli dei brand dell' Italia che almeno ci prova.. E invece la stazione Mediopadana, capolavoro per certi versi , non la considera nessuno .
LO stimolo, alla cultura e alla creatività -di più: all'apertura mentale -che proviene dal poter disporre di un Paese infrastrutturato a dovere e dunque fruibile e percorribile non si calcola. Come non si calcola il beneficio esperienziale di aver posto ai nodi di questa rete delle grandi opere architettoniche , in aggiunta alle grandiose stazioni del passato ( Roma Termini, Milano Centrale, Genova Piazza Principe ).
I treni ad alta velocità sono stati l'unica cosa grande che l'italia è stata in grado di fare nell'arco della sua Seconda Repubblica . E l'ha realizzata al di là delle polemiche da bar, come andrebbero realizzate le cose in Italia: Ingegno e cultura, :Servono ora altre cose . Grandi in egual misura

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